lunedì 7 luglio 2014

Manifestazione No Pedemontana video e foto

Con Bebi De Marzi e Vardete  intorno e  l'Acqua che la se morta, un bellissimo video della manifestazione contro la Pedemontana di ieri dove con i comitati hanno partecipato anche i partiti comunisti e di sinistra e dei 5 stelle della nostra zona anche di Lonigo, Sarego.Montecchio Maggiore e Arzignano e di tutta la valle dell'Agno. Assenti invece i sindaci appena rinominati. Giovanni Fazio per il suo impegno e per la sua presenza di ieri si merita i nostri ringraziamenti più sentiti per la salvaguardia dell'Acqua il nostro più grande Bene Comune! Il video è stupendo c'eravamo anche con il nuovo coordinamento Acqua Libera dai Pfas
Promossa da Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa – Comitato Difesa Salute Territorio Trissino &Valle Agno – Comitati Mobilità Sostenibile Treviso – Coord. 41 ricorrenti si è svolta ieri 5 Luglio una marcia dimostrativa da Brogliano ai cantieri di Castelgomberto contro la costruzione della Pedemontana. Si tratta di una iniziativa molto importante perché la costruzione di questa grande opera è strettamente collegata alle vicende di sfruttamento del territorio e delle risorse del Veneto. Vi allego un breve filmato che, penso potrà interessarvi anche perché ha come commento una bellissima canzone di Bepi De Marzi.


Mercoledì 9 Luglio un incontro di approfondimento sulla società VIVERACQUA


Mercoledì 9 Luglio un incontro di approfondimento sulla società VIVERACQUA s.c.r.l. che si terrà presso la sede della Circoscrizione n°2 di Vicenza (Via Enrico de Nicola, 8 ) mercoledì 9 luglio ORE 20:45.
Il presidente di VIVERACQUA Fabio Trolese ha dato la propria disponibilità ad illustrare gli scopi e i programmi societari e ad un confronto con i comitati A.B.C.
Allego lo statuto societario, a questo link un recente articolo in merito al progetto di finanziamento, altri materiali ed informazioni sono scaricabili dal sito.
Buon fine settimana!

Filippo Canova 
COORDINAMENTO ACQUA BENE COMUNE VICENZA

Acqua inquinata,allerta per i pozzi privati

VICENZA. Un anno fa la scoperta: l'acqua di parte del territorio Vicentino è inquinata dal fluoro. Oggi le indagini: tutti i residenti del Comune di Vicenza che possiedono un pozzo artesiano devono comunicarlo a palazzo Trissino e sono obbligati ad effettuare le analisi in laboratorio. La caccia all'inquinamento entra nel vivo. Con un'ordinanza «contingibile e urgente» il sindaco Achille Variati ha deciso di passare al setaccio le sorgenti di acqua potabile che non sono collegate all'acquedotto e che sono minacciate dall'emergenza Pfas. L'obiettivo è stabilire se le 462 fonti presenti in città siano o meno contaminate.
IL PROBLEMA. La sigla ormai è conosciuta dalla maggior parte dei vicentini. Tutto nasce un anno fa quando, con un'analisi voluta dall'Unione europea, il Cnr scopre che l'acqua destinata al consumo umano in una vasta zona che comprende Vicentino, Padovano e Basso veronese è inquinata.





 Speriamo che anche negli altri comuni interessati da questo inquinamento si agisca come a Vicenza dove il sindaco Achille Variati con un'ordinanza «contingibile e urgente» ha deciso di passare al setaccio le sorgenti di acqua potabile che non sono collegate all'acquedotto e che sono minacciate dall'emergenza Pfas. L'obiettivo è stabilire se le 462 fonti presenti in città siano o meno contaminate. L'assessore Dalla Pozza dice che non va presa sotto gamba questa ordinanza perchè i problemi per la salute possono esserci (ma come non ha letto nulla di tutto quello pubblicato sull'ISDE? non ha partecipato alle assemblee pubblice dove il dottor Cordiano l'ha spiegato ? )

Concluso il processo di Medio Chiampo e ci sono sei condanne


La notizia di questo processo sulla Medio Chiampo in corso da tantissimo tempo era  anche sulla Nuova Vicenza di  circa un anno fa dove si parlava anche dell'inquinamento di un pozzo a Gambellara  http://www.nuovavicenza.it/2013/03/rigon-medio-chiampo-spa-pozzo-di-gambellara-inchiesta-archiviata/  il 30 giugno  invece si è finalmente chiuso il lunghissimo processo legato al depuratore di Montebello e alla sede di Medio Chiampo  e ci sono sei condanne, altre sette invece sempre coinvolte con questa vicenda sono andate in prescrizione . A essere condannati per aver contaminato la discarica con idrocarburi e fenoli sono Stefano Paccanaro di Zermeghedo, Piergiorgio Rigon di Montebello, Luigi Culpo di Arzignano, Paola Crestani e Lugi Storato di Montebello, Stefania Malesan di Monteforte d'Alpone.In prescrizione invece Tiziana Piras di San Bonifacio, Davide Zannato di Montecchio Maggiore, Gianna Tasson di Zermeghedo, e Bruno Pellizzari di Montecchio Maggiore.Speriamo che finalmente si dimettino anche dai loro ben pagati incarichi di dirigenti della Medio Chiampo.Secondo i sei condannati la sentenza è ingiusta e vogliono proporre un appello...

Questo articolo del GdV del 2006 spiega molto bene cosa era successo : È polemica sui metodi di controllo effettuati dall’Arpav: avvengono con un preavviso che può “tutelare” il controllato
Montebello, la polizia nei pozzi ha scovato anche tubi “segret
i”
Il blitz coordinato dai pm su depuratore e discarica è andato a colpo sicuro

di Ivano Tolettini

Una grande truffa ambientale sull’asse Montebello-Zermeghedo col corollario di collusioni ancora da decifrare, oppure un colossale equivoco che l’nchiesta della procura di Vicenza si incaricherà di chiarire? La gestione di depuratore e discarica da parte di Medio Chiampo è stata fin qui corretta, oppure qualcuno ha fatto il furbetto, mettendo a repetaglio la salute pubblica? Ruota attorno a questa duplice domanda la maxindagine sui rifiuti da concia che ha visto finire sotto inchiesta una decina di persone e ad accertare che, per quanto finora s’è capito, depuratore e discarica di Montebello-Zermeghedo hanno dei problemi. Gli investigatori non avrebbero dubbi al riguardo, anche se soltanto dai risultati di laboratorio si avranno i risultati che indirizzeranno le indagini in maniera decisiva. Si è appreso, ad esempio, che le telecamere della polizia stradale di Verona diretta dal primo dirigente Giocondi avevano iniziato le riprese all’inizio dell’anno prima che "Striscia la notizia" fiutasse la stessa pista. A indirizzare l’inviato Moreno Morello del tiggi satirico sarebbe stato un informatore che sarebbe a conoscenza di parecchi segreti del mondo dello smaltimento dei rifiuti non solo nell’Ovest Vicentino. Il blitz coordinato dal procuratore capo Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto Angela Barbaglio è stato chirurgico come può esserlo una incisione al laser. I poliziotti sono andati a colpo sicuro sequestrando pozzetti, eseguendo campionamenti in tubi che sarebbero stati segreti e acquisendo documenti che avrebbero lasciati esterrefatti gli stessi gestori della società Elidra, uno dei fulcri dell’indagine perché è controllata da una fiduciaria con sede in un paradiso fiscale estero. Per questo l’inchiesta che ha avuto ripercussioni anche nel Veronese, con le prime prese di posizioni di alcuni sindaci che preannunciano azioni legali contro il Vicentino (a tutti i livelli) qualora le analisi dei campioni prelevati dagli investigatori fossero positivi, rischia di avere un impatto incontrollabile. PRELIEVI. L’altra sera nell’intervista rilasciata all’inviato di Striscia il dirigente Arpav di Arzignano Vincenzo Restaino ha spiegato che in effetti i controlli periodici avvengono con il preavviso del controllato. Un’affermazione che ha fatto non poco dubitare sulla serietà di questi prelievi, perché è sufficiente che chi subisce il controllo alteri la situazione dei pozzetti per far vanificare la prova. Sarebbe come dire a un atleta quando avvengono i controlli antidoping. Anche perché, come hanno sottolineato più osservatori, il mercato ambientale è gestito perlopiù dagli enti pubblici (dunque la politica) e l’Arpav , che è l’organo di vigilanza, è un ente di emanazione politica (regionale). Insomma, tra controllori e controllati c’è una osmosi che vista dalla prospettiva del cittadino potrebbe alimentare sospetti come l’inchiesta conferma. Perché i controlli non sono a sorpresa? INDAGATI. Sono otto i nomi degli indagati che si conoscono perché a loro la polizia ha consegnato un decreto di perquisizione che equivale a un avviso di garanzia: Piergiorgio Rigon, presidente di Medio-Chiampo spa; il direttore generale Luigi Culpo; il responsabile tecnico Stefano Paccanaro; il responsabile tecnico della discarica di Zermeghedo Lanfranco Vitale; l’amministratore unico di Elidra Tiziana Piras e il direttore tecnico Davide Zannato. ASSOCOGEN. Gli altri due sotto inchiesta sono il presidente di Assocogen , la società costituità da Assoartigiani (67%) e Aim (33) Virginio Piva e il responsabile tecnico della centrale a metano di Zermeghedo Zoso. A proposito di questo impianto, a differenza di quello che abbiamo riferito nell’edizione di ieri, la società non si occupa anche della raccolta di fanghi, ma soltanto "di gestione dell'impianto di cogenerazione di Zermeghedo (produzione di calore ed energia elettrica mediante utilizzo di gas metano) in autonomia operativa. Il calore prodotto - informa una nota congiunta - viene ceduto interamente alla rete di teleriscaldamento industriale realizzata nella zona artigianale di Zermeghedo, l'energia elettrica al Grtn-Gestore della rete di trasporto nazionale". L’attenzione della polizia si è concentrata sulla società perché smaltirebbe i propri scarti acquosi e oleosi in maniera illegale. È l’ipotesi, questa, della procura. Un’autobotte di Elidra trasporterebbe periodicamente gli scarti della centrale nel depuratore e da lì in discarica. Tutto questo, ad avviso degli inquirenti, avverrebbe in maniera irregolare. Così come poi sarebbe illegale il trasferimento dei fanghi ottenuti ed essiccati in discarica a Zermeghedo.

Dopo le condanne di lunedì 30 giugno  a Medio Chiampo i ritenuti responsabili dell'inquinamento con il traffico dei rifiuti, replicano che essendo i rifiuti non cancerogeni (come fanno a saperlo?) pur superando i limiti stabiliti . I loro fanghi non li ritengono pericolosi e li stanno producendo da 30 anni. L'attività conciaria prosegue infatti anche oggi nello stesso modo.La discarica la stanno gestendo da anni nello stessa maniera e se ora risultasse illegale tutto verrebbe bloccato
questa l'interrogazione che aveva fatta ancora nel 2010 il consigliere per la Sinistra in Veneto Pietrangelo Pettenòhttp://www.vicenzapiu.com/leggi/commissario-per-medio-chiampo-e-acque-chiampo
Questa invece l'osservazione fatta da Luciano Panato ex consigliere provinciale di Rifondazione Comunista che seguiva la vicenda 
trovate tutto anche sul nostro gruppo di facebook /https://www.facebook.com/groups/437427346291025/
Aver posto al centro dei programmi elettorali i temi del lavoro e dell'ambiente è un merito che riconosciamo a tutti i candidati sindaci dell'Ovest vicentino e a tutte le forze politiche e liste civiche che li hanno appoggiati.
Oggi - a elezioni terminate, a sindaci eletti e a consigli comunali insediati - bisogna entrare nel merito. Ci riferiamo, in particolare, all'allarme lanciato dai sindacati sulla grave crisi occupazionale che vivono i lavoratori di alcune aziende (di Arzignano , ma non solo), che lamentano una non vicinanza delle istituzioni. 
( Il Giornale di Vicenza del 3 luglio nella cronaca di Arzignano).
Sulla questione ambientale siamo convinti che l'esito del processo in cui erano imputati i vertici di Medio Chiampo - a cui è stata inflitta una condanna non lieve - ponga con urgenza una scelta, non più rinviabile, di cambio dei vertici di tale consorzio pubblico, e una fusione con altro ente della stessa natura.
E' ora che i sindaci e le forze politiche, battano un colpo.
Attendiamo fiduciosi.

L'assemblea non aperta al pubblico di "Vivereacqua" con politici e manager vicentini

L'assemblea non aperta al pubblico di "Vivereacqua" con politici e manager vicentini

Di Citizen Writers | Sabato 28 Giugno alle 14:20 ArticleImage
Riceviamo da Gianni Padrin, presente come uditore M5S, e pubblichiamo - Assemblea non aperta al pubblico a Novoledo, organizzata da Vivereacqua, la società veneta che associa varie partecipate di gestione delle acqua di acquedotti, fognature e depurazione. Si parlava di emissione di minibond di Viveracqua Hydro-bond per realizzare molti altri investimenti su acquedotti e fognature.
Le obbligazioni verranno sottoscritte per metà dalla BEI Banca Europea Investimenti per 180 milioni di € con tasso inferiore al 5%, e l'altra metà da banche locale e fondi pensioni.
Nella cartolarizzazione interverrà una società veicolo SPV. Veneto Sviluppo spa contribuisce al credit enhancement. Alla riunione hanno partecipato Flavio Marelli, membro del Cda di Acque Vicentine e candidato della lista Variati a Vicenza e marito dell’on. Daniela Sbrollini del Pd, i parlamentari  Ginato, Filippin (entrati più tardi) del Pd-L e l'assessore al bilancio regionale Ciambetti, il consigliere regionale Berlato Sella e Stefano Fracasso (uscito a metà), l’assessore Dalla Pozza in rappresentanza di Variati e molti sindaci o loro delegati che aderiscono ad Acque Vicentine,
In rappresentanza del Sen. Cappelletti 3 appartenenti al gruppo 5 Stelle di Torri di Quartesolo (con il neo consigliere Fabbiani), a cui il presidente del Consiglio Amministrazione Acque Vicentino Angelo Guzzo ha espresso soddisfazione per la presenza.
La società Acque vicentine è molto indebitata, ma nonostante questo (ha detto il presidente di Viveracqua Trolese) le società di rating hanno dato un buon punteggio in quanto i debiti contratti sono usati per uno scopo d’uso diretto ed immediato con un buon piano d’investimenti, atto allo sviluppo, mantenimento, controllo della rete idrica (in entrata) e altrettanto per la rete fognaria e di relativa depurazione (in uscita).
L’Europa con i finanziamenti diretti è favorevole anche ad aumentarli di molto, pur di favorire un buon progetto a lungo termine, con beneficio agli utenti. Non li potevano dare alla regione o allo stato, in quanto il loro rating è sottozero, e non si fidano dei politicanti.
I costi di queste operazioni sono molto importanti, vista l’enorme kilometrica rete idrica e fognaria, di contatori e di sensori, di personale specializzato e super specializzato, lavori di scavo, opera, riempimento e riasfaltazione su tubature varie, progettazioni, ricerche, analisi e controllo di innumerevoli cantieri. Rifare o iniziare di nuovo un solo tratto di 1 km è molto oneroso.
La scelta degli italiani con il referendum di operare in pubblico e non con aziende private è la migliore per lo scopo prefissato.
Il problema è di non andare oltre la regione nelle acquisizioni di aziende-consorzi x Viveacqua, altrimenti è certo il coinvolgimento romano con relative tangenti enormi, intrallazzi, disfunzioni, non controllo della bontà dell’acqua degli acquedotti, perdite e scarichi fognari, oltre che aumenti delle tariffe.
Vivereacqua è una società esterna che ha il compito di fare da capo a tutte le aziende locali, per alcune funzioni:
1)  acquisto di  materiale in quantità, abbassandone il prezzo,
2)  maggiore controllo sulle funzioni e attività delle stesse,
3)  gestire meglio attività che sarebbero troppo piccole per singole aziende,
4) avere una visione non solo tecnica, ma anche politica della “cosa bene pubblico” acqua-acquedotti e acque reflue-fognature-depuratori.
Il discorso è politicamente perfetto ed è stato ben descritto da Trolese e a margine da Guzzo.
Nessuno però ha detto che le spese del debito comunque saranno ripianate dagli utenti, anche senza interessi o comunque molto bassi. Ma è anche giusto, viste le spese per lavori realmente fatti. Ricordo che per l’inquinamento di Ancignano, Acque Vicentine ha dovuto fare una nuova rete di qualche km in poche settimane a sue ingenti spese momentaneamente.
L’italiano medio non ha idea di cosa sono gli acquedotti e fognature-depurazione, infatti il costo medio in Italia è ancora basso, proprio perché non sono ancora completate queste opere, come in uno stato moderno dovrebbe essere. Abbiamo posto delle domande ad alcuni invitati eccellenti, tramite un semplice foglietto:
Domande per Centro Idrico di Novoledo e dirigenti e presidenti Acque
1) Che posizioni prenderete, in maniera generica o puntuale o di qualsiasi tipo, in merito agli inquinanti cancerogeni trovati in quantità così alta, presenti in molti pozzi privati e pubblici di approvvigionamento ?
2) In merito agli inquinanti presenti in quantità impressionante nelle acque di falda della valle dell’Agno, intendete prendere in considerazione la soluzione prospettata dal dott. Vittorio Rizzoli di Lonigo, cioè di prelevare l’acqua da pozzi da fare o forse già presenti nella vicina valle più ad ovest, pressoché incontaminata ?
3) Pubblicamente, quindi tramite un atto formale giudiziario, intendete presentare una richiesta di danno alle aziende Miteni e Marzotto, come produttrici dirette del danno da inquinamento consapevole ?
4) i filtri anti Pfas sono effettivamente bloccanti il veleno in maniera costante e sufficiente ad un decente abbassamento dei quantitativi, ben al di sotto dei limiti di legge ? Viste le modifiche della filtrazione con filtri vecchi.
5) Come vi ponete in merito al consumo alimentare degli animali da allevamento, visto che poi ce li mangiamo, sia in merito al consumo da acquedotti, che da pozzi ?
6) Ritenete sufficiente dal punto di vista medico, gli attuali alti livelli massimi previsti per legge, o sarebbe meglio abbassarli, tramite legge apposita (già presentata alla camera), visto che l’effetto degli inquinanti cancerogenici è “importante” e potente anche a basse dosi giornaliere e fortemente deleterio a lungo termine, sapendo inoltre, che ci sono altri inquinanti cancerogenici presenti, facendo effetto sandvich sul genoma umano e animale ?
Come prevedevamo ha fatto effetto la grandezza del carattere. L’hanno letto subito tutto il consigliere regionale Berlato Sella che ha annuito e ha parlato dei vecchi tempi. Poi Trolese che ha risposto molto intelligentemente e prudentemente sul punto 6…
L’hanno avuto anche: il marito di Sbrollini, Ginato e Filippin che quasi sicuramente mi risponderanno più TvA e forse GdV.

Coordinamento Acqua Libera dai Pfas in piazza: "a breve ci saranno anche azioni legali"

Coordinamento Acqua Libera dai Pfas in piazza: "a breve ci saranno anche azioni legali"

 
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È la prima uscita in piazza del Coordinamento Acqua Libera dai PFAS quella avvenuta oggi domenica 29 giugno 2014 nel vicentino, a Lonigo, ma “nelle prossime settimane seguiranno altre iniziative nei territori vicentini interessati” anticipa Massimo Bonavoglia a nome del Coordinamento nato per sensibilizzare la popolazione sul problema dell'inquinamento delle acque da sostanze industriali perfluoro-alchiliche.

Una vicenda che recentemente sempre più di frequente ha occupato le cronache locali, ponendo all’attenzione la questione della prevenzione dalle sostanze inquinanti nelle acque (leggi qui), supportata anche dai timori espressi sul tema da medici e altri professionisti della salute.
“Il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas - spiega Bonavoglia - raccoglie una quindicina tra associazioni e gruppi GAS (gruppi acquisto solidale) delle zone interessate dall’inquinamento da perfluoroalchilici”.
“Abbiamo deciso – prosegue - di organizzare, tra le varie iniziative, anche banchetti informativi nelle piazze dei comuni coinvolti, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione e cercare di dare un’informazione quanto più obiettiva possibile sul problema dell’inquinamento delle falde acquifere, provocato da sostanze chimiche impermeabilizzanti, prodotte dalla ormai nota azienda di Trissino, la Miteni”.
Ma oltre all’informazione diretta in piazza, quali altre iniziative sta portando avanti il coordinamento?
“A breve ci saranno anche delle azioni legali e l’invito alle amministrazioni pubbliche interessate a spingere verso una soluzione a livello regionale e nazionale”.

27 giugno 2014 «Pfas», scatta l'offensiva Analisi e controlli sui pozzi


«Pfas», scatta l'offensiva Analisi e controlli sui pozzi

Nei prossimi giorni i Comuni emetteranno le ordinanze per verificare la qualità dell'acqua servita nei Comuni della Bassa

La centrale di Almisano che serve anche 13 Comuni della Bassa veronese
La centrale di Almisano che serve anche 13 Comuni della Bassa veronese
Controlli sui pozzi privati già in estate e analisi sugli esseri umani a partire da settembre. Sono queste le prossime misure adottate dalle autorità regionali per combattere l'«emergenza-Pfas». A presentarle sono stati ieri, nella sede dell'Ulss 20, i massimi vertici della sanità veneta: dall'assessore Luca Coletto al segretario generale Domenico Mantoan passando per la responsabile della direzione prevenzione Francesca Russo e Massimo Valsecchi, responsabile prevenzione della 20.
I rappresentanti della Regione hanno fornito il quadro della situazione ad un anno esatto dall'emersione di un problema che non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Sulla scorta di un percorso avviato anni fa dall'Unione europea, nel giugno del 2013 a Venezia si è scoperto che l'acqua destinata al consumo umano era contaminata da inquinanti per nulla naturali: le sostanze di origine chimica perfluoroalchiliche, che vengono utilizzate per rendere resistenti ai grassi ed all'acqua tessuti, carta e contenitori per alimenti ma che per la legge nemmeno esistono. Non ci sono infatti in Italia normative che stabiliscano qual è il valore massimo in cui possono essere presenti nell'acqua ad uso alimentare. Tanto che la loro presenza non influisce sulla potabilità. «Anche se», ha sottolineato Valsecchi, «al momento è impossibile dire con certezza se l'acqua distribuita dall'acquedotto è buona o no. Quello che possiamo dire è che concentrazioni come quelle che stiamo registrando qui non stanno mettendo in allarme nessun altro Paese e che nelle persone esposte a questo inquinamento non sono stati registrati problemi particolari».
Tuttavia, è anche vero che adesso, sulla scorta delle indicazioni del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di Sanità, che peraltro è ora partner tecnico della Regione in seguito all'approvazione di una convenzione, Venezia sta mettendo in piedi una serie di controlli. «Per quanto riguarda l'acquedotto», ha spiegato Russo, «l'abbattimento degli inquinanti attuato con l'installazione di filtri a carboni attivi da parte degli enti che gestiscono gli acquedotti ha permesso di ridurre nel giro di soli tre mesi la presenza dei Pfas entro i livelli che vengono considerati più restrittivi in Europa, quelli adottati in Germania, ma restano molti aspetti da indagare». Ovvero lo stato dell'acqua prelevata dai pozzi che pescano nelle falde - dovrà essere analizzata a proprie spese dai privati dell'area a maggiore rischio, che è formata 21 Comuni, tra cui Cologna, Pressana e Zimella, sulla scorta di ordinanze emesse nei prossimi giorni dai sindaci – e la salute degli abitanti residenti nel territorio di 150 km quadrati oggetto dell'inquinamento. Cosa, questa, che sarà possibile grazie ad un biomonitoraggio che partirà a settembre e che nella prima fase interesserà 200 persone.

Luca Fiorin
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